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Sébastien Chéramy e l’Anima dei Luoghi al Plaza Hotel Lucchesi

FIRENZE – Dal 15 luglio al 20 settembre 2026, le sale del Plaza Hotel Lucchesi accolgono la produzione artistica di Sébastien Chéramy. La mostra, parte della rassegna "Gusto Visivo" di KEEP ART Firenze e in collaborazione con LOJELO Art Gallery, celebra un modo di interrogare la memoria, la materia e la presenza umana attraverso l’astrazione.

Il Concept: Un Territorio di Tracce e Memoria

Dal 2003 Chéramy sviluppa un’opera in cui la tela cessa di essere un semplice supporto per farsi territorio: un muro interiore, una pelle viva attraversata da tracce, cancellazioni, stratificazioni e rinascite. La sua pittura si offre come una riflessione sul tempo, dove la materia non decora; parla. Essa porta le cicatrici del reale, la vibrazione delle facciate erose, la memoria delle città e la poesia delle superfici consumate, iscrivendo il lavoro in una meditazione contemporanea sull’impermanenza e sulla bellezza di ciò che permane attraverso l’usura.


Firenze vi appare come una matrice spirituale: i suoi muri, i suoi palazzi, la sua luce e la sua memoria rinascimentale diventano gli interlocutori silenziosi di un’astrazione profondamente incarnata in cui l'artista dialoga con i grandi maestri del passato e con il "Non Finito".

La Tecnica: La Densità del Gesto e della Materia

Impasti, velature, graffiature e sovrapposizioni si fanno sostanza narrativa per comporre palinsesti sensibili nei quali lo sguardo scopre tanto quanto ricorda.

  • Caos e Chiarezza: Il gesto pittorico possiede la densità di un pensiero in movimento, avanzando tra fuoco vulcanico e respiro meditativo, tra la frattura del mondo e la possibilità di una quiete.

  • Spazio e Risonanza: I rossi profondi come energia tellurica e gli ocra aprono uno spazio dove il colore diventa voce sommessa, mentre bianchi, neri, azzurri, trasparenze e vuoti costruiscono un respiro che invita lo spettatore a entrare nel tempo dell’opera.


Sébastien Chéramy: L'Archeologia del Presente

Sébastien Chéramy, nato nel 1979, appartiene a quella generazione di artisti per la quale l’astrazione non è più soltanto un linguaggio formale, ma un modo di interrogare la memoria, la materia e la presenza umana. Ex restauratore di vetrate e laureato in storia dell’arte, ha ereditato dall’artigianato il senso della superficie, della luce e della lentezza, e dal pensiero estetico una consapevolezza acuta di ciò che il tempo inscrive nei luoghi. Dal 2003 sviluppa un’opera in cui la tela diventa meno un supporto che un territorio: un muro interiore, una pelle viva attraversata da tracce, cancellazioni, stratificazioni e rinascite.

La materia e il tempo (Decay come trasformazione)

La sua pittura si costruisce come un’archeologia del presente. Impasti, velature, graffiature e sovrapposizioni compongono palinsesti sensibili nei quali lo sguardo scopre tanto quanto ricorda. Nell’opera di Chéramy, la materia non decora; parla. Porta con sé:

  • Le cicatrici del reale

  • La vibrazione delle facciate erose

  • La memoria delle città

  • La poesia delle superfici consumate

Questa attenzione al decay — inteso non come declino, ma come trasformazione — inscrive il suo lavoro in una meditazione contemporanea sull’impermanenza, sul rinnovamento e sulla bellezza di ciò che permane attraverso l’usura.

I cicli della ricerca ed il legame con Firenze

Le serie riunite in questo corpus — Conversazione con il muro, From Within, Poesia, Vivant, Pompei, Wabi Sabi e Vivant / Traversée — formano i capitoli di un’unica ricerca esistenziale.

Firenze vi appare come una matrice spirituale: i suoi muri, i suoi palazzi, la sua luce e la sua memoria rinascimentale diventano gli interlocutori silenziosi di un’astrazione profondamente incarnata. L’artista dialoga con Leonardo da Vinci, Michelangelo, il Non Finito, il lirismo del Poliziano, ma anche con una sensibilità giapponese nella quale l’imperfezione diventa nobiltà.

La cromia e il gesto

In quest’opera, il gesto pittorico possiede la densità di un pensiero in movimento. Avanza tra caos e chiarezza, tra fuoco vulcanico e respiro meditativo, tra la frattura del mondo e la possibilità di una quiete:

  • Il rosso di Pompei: non è soltanto un colore, è energia tellurica, risveglio della pietra, persistenza della vita sotto la cenere.

  • Gli ocra (di Poesia e di Conversazione con il muro): aprono uno spazio di risonanza dove il colore diventa voce sommessa, canto quasi antico.

  • I bianchi, i neri, le trasparenze e i vuoti: costruiscono un respiro che invita lo spettatore a entrare nel tempo dell’opera.

L'Esperienza dell'IncompiutoLa singolarità di Sébastien Chéramy risiede in questa rara capacità: trasformare la superficie dipinta in un luogo di passaggio. Le sue tele non consegnano semplicemente un’immagine; propongono un’esperienza. Chiedono allo spettatore di rallentare, di leggere le tracce, di accettare l’incompiuto e di riconoscere, nella fragilità stessa della materia, una forma di permanenza. È qui che la sua astrazione trova la propria forza: non si allontana dal reale, ne rivela le impronte più profonde.

















Informazioni Utili

  • Artista: Sébastien Chéramy

  • Titolo Progetto: Gusto Visivo (Rassegna a cura di KEEP ART Firenze)

  • In collaborazione con: LOJELO Art Gallery

  • Sede: Plaza Hotel Lucchesi, Firenze

  • Periodo: 15.07.2026 – 20.09.2026

"Dettagli dell'Evento – Venerdì 17 Luglio 2026

  •  Ore 18:00 | Visita guidata alla mostra: Presentazione con l'artista. Ingresso libero.

  •  Ore 19:00 | Rooftop Empireo: cena conviviale con l’artista, riservata a 20 partecipanti. Solo su prenotazione.

 Sede: Plaza Hotel Lucchesi – Lungarno della Zecca Vecchia, 38, Firenze. 

 Prenotazioni cena (Ristorante Segno by Empireo): Tel. +39 055 2623576 | E-mail: empireo@toflorence.it 

 Info Opere e referente stampa: Karen Lojelo 

 Tel: +39 329 608 1170 

Dichiarazione dell'Artista

"Non dipingo solo forme, traduco l’anima dei luoghi.""


 
 
 

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