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Anatomia della Paura - Catalogo opere in gara

3 giorni fa
Tempo di lettura: 23 min

Aggiornamento: 12 ore fa











































Concorso — Lojelo Art Gallery


CATALOGO OPERE IN CONCORSO IN ORDINE CASUALE:


1. ALBERTO MARCONCINI

«Chimera automata»


Tecnica: Disegno/matita – elaborazione AI, stampa – invecchiamento carta – anticatura patina/cera

Misure: Opera: 55 × 38 cm | Cornice: 73 × 53 cm

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

CODEX OCCULTUS LEONARDI

Dimostrerassi per mio ingegno ciò che l’occhio umano ancora non scorse, e di ciò già mi dolgo nell’animo mio. Questa semovente Chimera, se mai fia condotta a perfetto fine, non conoscerà né pietà né padrone, e volgerà i feroci morsi a ruina dell’umana spezie. Onde io ne celo il segreto, ché minor danno fia l’averla pensata che il darle nascimento. Imperocché colui che desta il moto nella macchina, desta la vita alla medesima sua paura.


Da sempre la ricerca dell'artista è legata a Leonardo da Vinci, suo concittadino. In quest'opera ha immaginato un manoscritto segreto del Maestro: lo studio di una Chimera Automata, creatura nata dall'ingegno umano e mai portata a compimento per paura delle conseguenze.

Come Leonardo studiava l’anatomia per comprendere la vita e i suoi meccanismi, così l'artista rappresenta qui l'anatomia di una paura generata dall’uomo stesso: quella di una creazione che un giorno potrebbe sfuggire al suo controllo.

La chimera diventa così un ponte tra il pensiero vincolante di Leonardo e il nostro presente, in cui l’intelligenza artificiale si configura come una nuova forma di creazione. La paura prende vita nell'istante esatto in cui ciò che l'uomo crea comincia a sfuggire alle sue stesse mani.



2. ALESSANDRO VILLANUCCI

«Il confine»


Tecnica: Carta fotografica

Misure: 24 x 32 cm più passepartout e cornice (40x48 cm misure esterne)

Prezzo: € 80


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Una notte estiva, la luce fioca di un lampione, un arco e un muro di pietra tracciano una soglia: realtà o sogno, paura dell'ignoto o desiderio di andare oltre? Nell'oscurità sfumano le certezze che ci mettono al riparo dai timori più profondi. E lì, nel cono d'ombra oltre la luce, che i nostri fantasmi prendono forma. In quanti modi possiamo sezionare e far vivere la materia stessa della nostra paura?


3. ALESSIA SOLA

«Inquietudine»


Tecnica: Acrilico su foglio

Misure: 44 × 32 cm

Prezzo: € 200


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

La figura esprime una paura profonda e interiore: il viso è parzialmente coperto dalla mano, a simboleggiare la paura interna che sta prendendo il sopravvento.

I colori verde e viola, associati all'immaginario dei "cattivi" dei fumetti, rappresentano il lato oscuro e inquietante della paura, mentre il giallo dello sfondo crea un forte contrasto di luce che mette a nudo tutto ciò che si cerca di nascondere.

L'opera non raffigura una minaccia esterna, ma una paura intima capace di trasformare una persona e spingerla a celare la propria identità.



4. ANDREA MATTIELLO

«Sono fatto anche di paura»


Tecnica: Acrilico, smalto, collage e filo su tela

Misure: 70 × 80 cm

Prezzo: € 900


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

La composizione dell'opera è dominata da un'oscurità densa e opprimente in cui soggetto e sfondo diventano la materializzazione della mente umana quando viene sopraffatta dall'angoscia e dalla paura: un luogo buio in cui ogni punto di riferimento svanisce e si perde l'orientamento. Al centro dell'opera emerge una figura umana stilizzata, interamente bianca. Questo candore accecante la isola in modo netto dal resto del contesto trasformandola nel fulcro emotivo dell'opera. La sua postura esprime un profondo senso di impotenza e di paralisi; è una purezza fragile, inerme di fronte al caos circostante, ancora incapace o inconsapevole di poter gestire certe emozioni, così che nascondere la vista dietro le proprie braccia diventa la sua difesa.


Intorno ad essa si staglia una gigantesca silhouette antropomorfa, una presenza gigantesca e spropositata che ricorda una maschera dolorante o un mostro d'ombre tenuto insieme da cuciture inquietanti, una minaccia titanica che incombe e stringe la parte inferiore del corpo della sagoma bianca in una morsa soffocante.


Altri elementi che si trovano sulla tela, come un cuore graffiato e ferito, la cicatrice, le fiamme e le colature del colore, alcuni cunei applicati e una serie di occhi giudicanti, verde acido, che fissano incombenti, enfatizzano la lotta perenne dell'essere umano contro i propri demoni interiori. In questo scenario, il messaggio dell'opera "Sono fatto anche di paura" non vuole essere una resa o una sconfitta, ma un manifesto di accettazione della propria fragilità, una presa di coscienza e consapevolezza.


La paura e l'angoscia non negano l'esistenza dell'individuo, ma ne dichiarano, al contrario, la complessa, profonda e dolorosa umanità in continuo bilico fra razionalità ed emotività.



5. ANNA RAFASCHIERI

«Luogo colpito»


Tecnica: Tecnica mista

Misure: 80 × 60 cm

Prezzo: € 800


Testo Integrale / Concept dell'Opera:


Il concept parte proprio dal titolo "luogo colpito" dalla forma di un cuore a rilievo con le proprie ferite e i propri segni il proprio dolore. La figura femminile è tagliata a metà come se fosse interrotta, spezzata ed è proprio da lì che parte e si irradia tutta la sofferenza che si trasforma in luce.


L'opera rappresenta l'istante esatto in cui la luce colpisce e rivela un dolore una sofferenza profonda. La figura, dipinta di blu quasi trasparente, è sospesa nel silenzio. Non ha volto definito perché non è un ritratto, è uno stato dell'anima mentre il corpo diventa un luogo sacro.


Al centro, il cuore rosso. Vivo, materico, pulsante. È l'unico elemento completamente solido del quadro. Il rosso è un rosso interiore, il nucleo che non si può nascondere. Dal cuore colano tre fili di sangue di vita, una traccia che scende verticale e rende sacra la vulnerabilità e la paura per la sofferenza.


Luogo colpito è attraversato da una lama di luce oro e blu. È l'evento che spacca, che ferisce, ma che contemporaneamente illumina. L'oro qui non è decorazione, è l'intervento del divino, del destino, dell'amore che quando arriva non chiede permesso.



6. BARBARA CAMPINOTI

«Battito d'ali»


Tecnica: Grafite, acquerello, matite colorate, gouache su carta d'acquerello 300 gr

Misure: A3 (29,7 × 42 cm)

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

L'opera nasce dal ricordo della paura delle farfalle che ha accompagnato l'artista durante l'infanzia e l'adolescenza. Per lei, uscire di casa era diventato un incubo: temeva che dietro ogni angolo potesse comparire una farfalla e venirle incontro. Questa paura, con il tempo, aveva iniziato a limitare la sua quotidianità e a influenzare profondamente la sua vita.

La bambina raffigurata nell'opera custodisce e racconta la storia di questo timore. Attraverso il gesto di liberare le farfalle, trasforma gli incubi e le inquietudini del passato in qualcosa di visibile, lasciandoli finalmente andare. Le farfalle diventano così il simbolo della paura stessa, ma anche del suo superamento e della possibilità di liberarsi da ciò che l'ha tenuta prigioniera.



7. CARLO DE WALLY

«Happy Birthday Adam III»


Tecnica: Acrilico su tela

Misure: 100 × 90 cm

Prezzo: € 3.400


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Adamo è l'incarnazione dell'uomo primordiale, del primogenito. In lui si riflettono perfezione, unicità e bellezza, ispirate al "modello religioso del creatore". Nelle sue rappresentazioni, l'artista vuole esprimere "questa verità" attraverso la mano tesa, simbolo del proprio "fermo in questo punto". Unica è anche la sua distanza dagli altri esseri viventi, segnata da una marcata forma di stupidità e vanità: nessun altro essere sul nostro pianeta, infatti, è in grado di utilizzare i propri sensi – per quanto avanzati – per la propria lenta autodistruzione, arrivando a sostenere questo come il "senso della vita".

L'arte della riproduzione richiede più generi, almeno due. I sessi apparentemente più deboli – le donne e le persone transgender – possono essere definiti tali solo per l'incapacità di resistere fisicamente ai maschi, considerati il sesso più forte. Nella testa e nello stomaco, tuttavia, la realtà è ben diversa: se le azioni collettive di tutti i sessi sul nostro pianeta avessero avuto pari voce in passato, i risultati sarebbero stati certamente differenti e probabilmente migliori, così come il nostro mondo.

I lavori dell'artista fotografano le situazioni del presente. Adamo è Adamo: fuoco, acqua, spazzatura e controllo esterno. Per questo traguardo, l'artista celebra Adamo e i suoi "anni" attraverso quattro opere. Buon compleanno, Adamo!

L'opera si riconduce così all'Anatomia della Paura analizzando la forma più sottile e viscerale dell'angoscia: la consapevolezza dell'autodistruzione umana. Attraverso la figura primordiale di Adamo, l'artista seziona la fragilità di un'umanità imprigionata nella propria vanità, mettendo a nudo la paura della prevaricazione, del controllo esterno e della cieca deriva verso il caos contemporaneo.



8. DAN LUGALS

«Che sapore dare a questo vapore ?»


Tecnica: Tecnica mista (pastelli a olio su carta da pacchi, terra di Volterra mescolata a inchiostro di Cina, cucitura in filo plastico nero e fissaggio su cartone di recupero bruciato ai lati)

Misure: Dimensioni espositive

Prezzo: € 200


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

La paura: inizialmente è un'emozione. Una reazione fisica di fronte a un pericolo che prepara il corpo alla fuga o, al contrario, all'immobilismo. Il battito cardiaco accelera, i peli si rizzano (un riflesso primordiale per tentare di sfidare l'aggressore), i muscoli si tendono per prepararsi alla fuga. Studi recenti concordano sul fatto che un'emozione duri meno di un minuto. Superato questo lasso di tempo, si trasforma in un sentimento ed è allora la nostra mente a mantenerlo in vita. La paura. Se la si considera come un’energia, la questione si fa interessante: su scala universale, essa è irrimediabilmente opposta all'amore. Come il bianco e il nero, l'ombra e la luce: l'una distrugge, l'altro crea. La paura afferma che tutto è impossibile; l'amore, dal canto suo, sostiene esattamente il contrario.


L'opera: tutto è iniziato con il testo. Durante la sua partecipazione all'Art Week Volterra 2026, mentre è alla guida tra San Gimignano e Volterra, Dan Lugals riflette sul tema del concorso: la paura. Le parole affiorano. Prende forma un testo. Successivamente, utilizzando i mezzi a disposizione, realizza l'opera su carta da pacchi con alcuni pastelli a olio, adottando uno stile volutamente grezzo, urgente ed essenziale. Pensa allora alla serie in fase di realizzazione, "Vapeurs éthériques” (Vapori eterei). In questa serie, la forma bianca (ossessione del suo lavoro) si trova in uno stato precedente alla nascita. Esiste senza esistere nella materia... Secondo lui, questa serie è la più adatta ad affrontare il tema del concorso. Impiega inoltre la terra di Volterra mescolata a inchiostro di Cina, creando un impasto colloso per conferire matericità e ruvidità alla superficie. Testo e disegno vengono poi uniti tramite una cucitura in filo plastico nero e fissati su un cartone di recupero di cui brucia alcuni lati. La chiama “Che sapore dare a questo vapore ?” come una domanda rivolta a chi osserva l'opera e questa proposta in filigrana: sta a te decidere.



9. ENZO PETRARCA

«TR5»


Tecnica: Acrilico su tela, gesso, argilla e juta

Misure: 80 × 120 cm

Prezzo: € 400


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

L’opera mette in scena la drammatica coesistenza tra l’individuo e una minaccia interna che ne aggredisce l’esistenza.

Attraverso una tavolozza fredda e una materia tormentata, la tela evoca la minaccia di un’ombra che abita il corpo e la mente.

Rappresenta il loop di pensiero, l’angoscia e il risucchio della percezione.

TR5 è il fermo immagine di una lotta invisibile.

La tela documenta il momento in cui il corpo si fa corazza e la mente si fa vortice per resistere a quella linea nera, un male innaturale, nel tentativo disperato di isolarlo.



10. FEDERICO FIORENZANI

«Anesthesia»


Tecnica: Fotografia

Misure: 60 x 80 cm

Prezzo: € 320


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

La fotografia, intitolata Anesthesia, è una rappresentazione astratta e primordiale della paura di vivere e della depressione.

L'immagine cattura un momento di resa assoluta e di totale auto-isolamento. La figura nuda, colta in una posa fetale estrema e contratta, sembra collassare su se stessa, quasi a voler scomparire per non affrontare la realtà. Questa postura ancestrale e vulnerabile trasforma il corpo in una forma organica chiusa, un rifugio disperato in cui rifugiarsi per non essere più colpiti.

La scelta del bianco e nero e la composizione minimalista accentuano questo senso di distacco. La "nebbia grigia" descritta dall'artista diventa una condizione visiva e mentale: un'atmosfera sospesa che avvolge costantemente la mente, rendendo tutto indefinito e ovattato, dalle emozioni più intense alle cose materiali. Non c'è un nemico esterno, ma un'anestesia profonda che congela la vitalità e trasforma l'esistenza in un'ombra, dove ogni contorno svanisce e l'unica verità che rimane è il corpo rannicchiato in difesa di se stesso.



11. FEDERICO FORNARO

«L'Oracolo»


Tecnica: Acrilico su tela

Misure: 50 × 60 cm

Prezzo: € 250


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

La paura non deriva dall'ignoto in sé, ma dalle proiezioni negative che la nostra mente crea per riempire quel vuoto. L'Oracolo rende visibile questo meccanismo interno, non svela il destino, ma mostra che il futuro che temiamo è costruito dalle paure che nutriamo nel presente, trasforma la divinazione non in una rivelazione nel momento esatto in cui la visione del futuro si scontra con la paralisi della paura. Non "vede" il mondo con gli occhi fisici, ma è immerso in uno stato di trance. La sua postura è contratta, le mani sono serrate in un gesto di difesa instintiva. La composizione non rappresenta eventi concreti, ma forme incomplete, volti deformati ed ombre liquide: la concretizzazione visiva dell'ansia e del terrore per ciò che deve accadere. Tradizionalmente una figura di potere, in quest'opera diventa invece una vittima della propria conoscenza: la paura nasce dall'impossibilità di cambiare ciò che si è visto. Chi osserva l'opera non è un semplice testimone esterno. Il volto dell'osservatore si sovrappone a quello dell'oracolo, suggerendo che le visioni scaturiscono dalle inquietudini profonde di chi guarda. L'immobilità della pittura cattura l'essenza stessa del terrore: il momento di "freeze" (paralisi) in cui la mente riconosce una minaccia incombente e non può né fuggire né combattere.



12. GIANNI ERMINI

«L'Iinevitabile»


Tecnica: Matita, penna a sfera, acquerello e scultura in piombo

Misure: 81,5 × 46,5 cm

Prezzo: € 700

Testo Integrale / Concept dell'Opera:

La proiezione delle Paure degli altri su noi stessi origina la maggior parte delle nostre Paure.

Tutto questo ci porta a creare delle zone di Luce e di Ombre nel nostro io.



13. GIULIA BELLELLI

«Luogo del Trattenere»


Tecnica: Tecnica mista su tela — olio (Payne’s Grey e Bianco di Titanio), gesso liquido e velature con interventi di abrasione e dissoluzione

Misure: 60 × 80 cm

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

[Progetto: Geografia del Sentire]

Quale forma ha la mia paura?

Non ha un volto, né un corpo preciso. Ha la forma di una stretta.

In Luogo del Trattenere, la paura si manifesta come un corpo che cerca istintivamente di raccogliersi dentro se stesso, di proteggere il proprio centro, mentre qualcosa sembra impedirgli di respirare.

Le mani non rappresentano semplicemente un gesto: sono il segno fisico di una tensione interiore. Stringono, cercano contenimento, ma nel loro stesso gesto finiscono per deformare la percezione del corpo. Non è più chiaro dove finisca la carne e dove inizi la materia, dove la stretta appartenga al corpo e dove invece nasca dalla sua percezione.


Per questo il corpo non è rappresentato come una presenza compiuta. Le velature lo fanno emergere e contemporaneamente lo consumano; il gesso e la pittura costruiscono e cancellano, lasciando affiorare zone di luce là dove la materia sembra essersi assottigliata.


La paura, allora, non produce un nuovo corpo: deforma quello che già abitiamo.

È in questa soglia che nasce Luogo del Trattenere: un luogo in cui tutto sembra cercare di respirare, ma qualcosa continua a trattenere il respiro.



14. GIULIA EFISI

«Nascita»

Trittico


Tecnica: Progetto fotografico: Carta canson platine fibre rag 310 gr montata su su pannello Sandwich Alu da 10mm, passepartout nero, cornice di legno a cassetta americana nera.

Misure: 40 x 40 cm

Prezzo: 700


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Questo lavoro fotografico si intitola Nascita. Una nuova nascita nel corso della vita. Un altro passaggio.

Nascere è un atto radicale. È l’irruzione di un nuovo inizio nel tessuto immobile delle cose, l’apertura improvvisa di una possibilità là dove sembrava non essercene più. È dolore e sangue: la nascita non è mai gesto pulito, ma soglia attraversata a costo di uno strappo.


C’è, prima della nascita, una condizione di immobilità: è la paura a paralizzare, a fissare il corpo e lo spirito in una sospensione senza tempo. La paura non ferisce soltanto — imprigiona, blocca ogni slancio, riduce il respiro a trattenuta attesa. È un’immobilità che si insinua nella carne e nello spirito insieme, rendendoci inermi, impotenti, insignificanti di fronte alla bellezza della vita che continua a scorrere altrove, fuori da noi.


Questo lavoro racconta quella paralisi e il suo momento di sublimazione, di potenziale attraversamento. La paura che lascia forse il posto un dopo. È in quel “dopo” che si gioca tutto: non nell’evento che ci ha immobilizzati, ma nel modo in cui il movimento ritorna.


La nascita, qui, non è solo biologica: è la rottura di quella staticità imposta dalla paura. È una speranza, un battito di luce che si accende dopo l’oscurità dell’impossibilità di vivere — il momento esatto in cui il corpo, fermo e quasi pietrificato dalla sofferenza, ritrova un movimento, e lo spirito, imprigionato nella propria immobilità, trova finalmente una via d’uscita.


Le immagini di questo progetto indagano proprio questa dicotomia: tra l’immobilità della paura — che pietrifica carne e spirito — e la spinta vitale che infine li attraversa entrambi. Nascere significa uscire da questa sospensione, riconquistare la possibilità di essere — e di essere ancora.




15. LEONARDO BANDINELLI

«Oltre la paura»


Tecnica: Tecnica mista digitale: IA generativa e rielaborazione autoriale in post-produzione

Misure: 50 × 70 cm

Prezzo: € 800


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Un volto che esprime disagio e inquietudine. Un uomo immerso nell'ombra rappresenta le zone grigie e oscure dell'anima, quelle in cui la paura trova spazio e prende forma. Davanti a lui si apre una scala che conduce verso la luce. L'uomo si prepara a percorrerla: la salita diventa così il simbolo di un cammino interiore, del tentativo di affrontare e superare ciò che genera in lui paura. La luce, al termine del percorso, rappresenta la liberazione e la fine della paura. L'opera racconta così il coraggio di affrontare le proprie paure e intraprendere un percorso interiore che, dall'oscurità, conduce alla liberazione.



16. MARCO GIANGOLINI

«Hamlet 2.0»


Tecnica: Fotografia istantanea con uso di lenti particolari

Misure: 10.752 × 8.847 cm (formato Polaroid 600)

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Hamlet 2.0 esplora il rapporto tra lutto, memoria e tecnologia attraverso la figura di un giovane che tenta di rievocare il proprio amore perduto in una realtà virtuale. Come un Amleto contemporaneo, contempla ciò che resta fisicamente della persona, in questo caso della persona amata, ma rifiuta che il teschio sia l'ultima forma possibile della sua esistenza: attraverso il visore cerca di restituirle un volto, una voce, una presenza. La tecnologia diventa così una forma di negazione del lutto, sospesa tra consolazione e dipendenza, lasciando aperta una domanda: se potessimo continuare a vedere e parlare con chi abbiamo perduto attraverso una simulazione perfetta, saremmo davvero capaci di lasciarlo andare?





17. MARCO GIANGOLINI

«How Deep Is Black?»


Tecnica: Fotografia istantanea / Still Life (serie di 4 scatti)

Misure: Formato Polaroid 600

Prezzo: € 120 / foto (€ 350 serie da 4)


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

How Deep Is Black? esplora la profondità emotiva come uno spazio fragile, in cui sensibilità, introspezione e oscurità finiscono per confondersi. Una figura nera osserva, si avvicina e infine si immerge nei propri abissi interiori, fino a dissolversi in essi. Il nero diventa così non solo simbolo della depressione, ma misura metaforica di quanto profondamente possiamo sentire, soffrire e perderci dentro noi stessi.


























18. MARILENA ZAHIU

«Adâncuri (Profondità)»


Tecnica: Acrilico su tela

Misure: 70 × 70 cm

Prezzo: € 1.200


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

"Adâncuri" esplora la paura non come reazione a un pericolo concreto, ma come uno stato costruito e trasformato dalla nostra stessa mente. A volte, ciò che ci spaventa non esiste al di fuori di noi: la mente può creare paure, amplificarle, tenerle prigioniere o farle scomparire. La frammentazione dello spazio e la tensione cromatica suggeriscono questa instabilità tra reale e immaginario, tra ciò che è e ciò che percepiamo. "Adâncuri" è quel territorio interiore in cui la paura può diventare più reale della realtà stessa.



19. MATTIA DESIDERI

«Katàbasis Anàbasis, Il vincolo di Phobos e La genesi in Aretè»


Tecnica: Mista, composizione digitale, collage tradizionale, trasferimento analogico di immagine e colorazione naturale con infusione di fiori di Ibisco

Misure: Dittico: 2 × 33 × 90 h cm (sp. 2 cm)

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Questo dittico mappa la geografia interiore di una metamorfosi: l'instante esatto e decisivo in cui la mente umana si sblocca, compiendo lo switch dalla paralisi del terrore all'affermazione del coraggio. Il racconto visivo si snoda lungo una dicotomia simbolica che intreccia l'animo, il movimento e il colore.


Il primo pannello, Katàbasis e il vincolo di Phobos, racconta la discesa nell'abisso della paura. In alto, un teschio anatomico presenta nella posizione dell'amigdala, un feto rosso rannicchiato su se stesso in preda a un profondo terrore. Il corpo centrale, ritratto in posa tesa serrato da rigide linee rosse posizionate in corrispondenza delle articolazioni principali, le catene invisibili di Phobos, l'angoscia che blocca il gesto, rigidifica i muscoli e congela la volontà nel dubbio. Nella parte bassa nella città di Katàbasis un uomo si abbandona all'abisso con lo stendardo testimone della sua resa.


Nel secondo pannello, Anàbasis e La genesi in Aretè, la stasi si spezza per lasciar spazio alla risalita. L'amigdala da rossa sublima in oro, segno di una nuova chiarezza di pensiero e genesi dell'azione. La figura centrale si libera e getta verso il basso le catene che la intrappolavano. È la nascita di Aretè, la virtù intesa come forza d'animo e riscatto attivo. In basso nella città in rovina un uomo riprende il cammino superando la propria ombra con lo stendardo issato verso l'azione riconquistando il proprio destino. Un atto di profonda rinascita dove la vulnerabilità si trasforma in pura potenza.


Realizzato in tecnica mista con composizione digitale, collage tradizionale, trasferimento analogico di immagine e colorazione naturale. Ogni tecnica va a caratterizzare l'opera nel suo linguaggio profondo: il collage tradizionale rappresenta il vortice di emozioni che travolgono l'animo, il trasferimento di immagine l'essenza primordiale del trauma mentre la colorazione naturale realizzata con un'infusione di fiori di Ibisco la trascendenza dell'attimo in cui nasce la scintilla.



















































































20. MATTIA GHINELLI

«Studio sul nudo e la paura»


Tecnica: Acquerello su carta cotone

Misure: 26 x 28 cm

Prezzo: € 400


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

L'opera nasce da un'esplorazione del concetto di rarefazione, inteso come un movimento in cui sentimento ed emozione si diffondono a partire dal corpo. L'immagine prende forma attraverso una combinazione di colori contrastanti e una composizione fluida, quasi sopraffatta dal tumulto dei sensi.

Richiamandosi direttamente al tema dell'anatomia, l'artista sceglie la dimensione del nudo — ambito su cui ha concentrato maggiormente la propria ricerca recente —, individuando nel corpo spoglio e vulnerabile il linguaggio più idoneo a dare forma visibile allo stato d'animo della paura.



21. MELISSA FINOTTO

«Materia»


Tecnica: Scultura in argilla cruda dipinta ad acrilici per simulare il bronzo

Misure: 35 × 30 cm (compresa di piedistallo)

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

L'opera racchiude nell'anatomia di quello stesso seno malato l'istinto di sopravvivere e combattere la paura legata alla malattia del cancro al seno, il grido di forza e coraggio nell'affrontare la sofferenza, il buio che si presenta pensando al futuro e la consapevolezza di avere ancora tanto da vivere.

Trasformando il dolore in una forza positiva, un seno è in parte mancante perché la parte malata, asportata, è sostituita da una farfalla simbolo di rinascita. Dedicato a chi lotta contro la malattia.



22. NAELMARIS ECHO

«Il peso della scelta»


Tecnica: Disegno biomorfico

Misure: 50 × 70 cm

Prezzo: € 400


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

"La paura non si manifesta soltanto attraverso il terrore, la tachicardia o la sensazione di perdere il controllo. A volte assume una forma più silenziosa e sottile: quella di una scelta.


Si insinua nel disagio, ci spinge a rifugiarci nella nostra comfort zone e, senza che ce ne accorgiamo, ci ritroviamo incatenati a qualcosa che, pur facendoci stare male, ci offre la sicurezza di ciò che conosciamo. Una prigione che ci allontana da noi stessi e dalla possibilità di imparare ad amarci.


Eppure, proprio la paura può metterci di fronte a una scelta: restare prigionieri di ciò che ci è familiare o trovare il coraggio di guardarci dentro.


È allora che possiamo riconoscere quella piccola creatura che vive in noi, il nostro bambino interiore, che chiede soltanto di essere visto, accolto e amato. Nelle sue mani custodisce la chiave per spezzare le catene che ci imprigionano.


Perché, a volte, la libertà non consiste nel non avere più paura, ma nello scegliere di non lasciare che sia lei a decidere per noi.


E forse è proprio da quella scelta che possiamo iniziare, finalmente, ad amare noi stessi."



23. NUNZIA CELENTANO

«Epaníemi»


Tecnica: Olio su tela

Misure: 60 × 80 cm

Prezzo: € 900


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Le paure ci tengono inchiodati a ciò che ci fa male possono spingerci lentamente nel fondo dell’abisso celate talvolta da una lieve carezza o da un leggero abbraccio.

“Epaníemi”, dal greco significa lasciar andare .. Lasciamo andare il rumore di una paura incontrollata, le aspettative mancate, la paura del vuoto, la paura di sapere cosa c’è oltre ciò che non conosciamo. Così da poter risorgere.



24. OLIVER HITZMANN

«The Dance of Love and Fear»


Tecnica: Stippling art — inchiostro nero e oro su carta

Misure: 36 × 48 cm

Prezzo: € 600


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Per comprendere la paura, bisogna ritrovare il proprio cuore. Essa è l'ombra proiettata da una luce. Non andrebbe vista come un male, ma come il segno di confini che vengono minacciati o travalicati.

Forse c'è poco sollievo nel sapere che la paura non può esistere senza l'amore. Eppure possiamo comprendere e imparare. Le emozioni ci raccontano una storia, e saremmo folli a non ascoltarla.




25. PAOLO PAOLINI

«Xeno»


Tecnica: Tecnica mista carboncino su quarzo acrilico e smalti

Misure: 60 × 80 cm

Prezzo: €


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

L'opera rappresenta la fobia per il diverso lo straniero. La donna si rifugia nella sua gabbia culturale inorridita alla vista di xeno (la melanzana scura).



26. PAOLO TEDESCHI

«Infezione»


Tecnica: Stampa fotografica

Misure: 70 × 100 cm

Prezzo: € 200

Infezione


Italiano:

«Questo volto ha a malapena bisogno di un nome.

Tienimi la mano.

Sento che stanno rientrando.

Il tempo non può nulla contro questa paura ricorrente.

Resta qui ancora un minuto.

Non lasciarmi sola.»

Inglese:

«This face barely needs a name.

Hold my hand.

I feel them coming back in.

Time can do nothing against this recurring fear.

Stay here one more minute.

Don't leave me alone.»

PAOLO TEDESCHI —


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

[Testo del progetto "Infezione /Invasori]

L’identità è una forma fragile, esposta all’alterità che la costituisce. La sua permeabilità è la condizione della relazione con il mondo, ma anche la possibilità di una violazione: ciò che può raggiungerci e trasformarci può compromettere la nostra capacità di specchiarci in una parvenza di soggettività.


Infezione e Invasori esplorano questa ambivalenza attraverso due volti alterati da strati di pittura nera che ne cancellano parti essenziali. Le figure persistono sulla superficie, ma la loro integrità è compromessa. Gli occhi si sovrappongono, i volti si oscurano, la presenza umana sembra custodire la traccia di una progressiva espropriazione.



27. PAOLO TEDESCHI

«Invasori»


Tecnica: Stampa fotografica

Misure: 70 × 100 cm

Prezzo: € 200


Italiano

«Entrano da ogni orifizio, la notte, mentre sei addormentato.

Si nutrono della tua carne a un banchetto funebre al quale l'unico a non essere invitato sei tu: il morto.

Instillano musiche nelle tue orecchie come gocce di veleno, fino a saturarti con la loro stessa infezione.»

Inglese:

«They enter through every orifice, at night, while you are asleep.

They feed on your flesh at a funeral banquet to which the only one not invited is you: the dead man.

They instill music into your ears like drops of poison, until they saturate you with their own infection.»


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

[Testo del progetto "Infezione / Invasori"]

L’identità è una forma fragile, esposta all’alterità che la costituisce. La sua permeabilità è la condizione della relazione con il mondo, ma anche la possibilità di una violazione.


Invasori allude alla penetrazione di una forza estranea, capace di attraversare le difese del soggetto e minacciarne l’identità. La distinzione fra interno ed esterno si rivela così instabile: l’invasione è possibile perché l’identità è permeabile.



28. PETRA SOJKOVA MACHONOVA

«David»


Tecnica: Acrylic on canvas

Misure: 30 x 30 cm)

Prezzo: € 399


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

David nasce dall'incontro con la scultura di Michelangelo a Firenze. Messa a confronto con una rappresentazione di bellezza e perfezione ideale che resiste al passare dei secoli, l'artista ha provato un improvviso senso di paura esistenziale.

L'opera riflette sullo scorrere del tempo, sulla fragilità umana e sulla disarmante consapevolezza della nostra stessa finitezza. Più che ritrarre la scultura in sé, il dipinto registra l'impatto emotivo di quel momento, in cui l'ammirazione si è trasformata in un confronto diretto con la mortalità.



29. RAFFAELE PIAZZOLLA

«La Fragilità del Tempo»


Tecnica: Fotografia concettuale in Still life su Alluminio Dibond (sp. 3 mm) con piastre d'acciaio, carta Photo Matt Fibre 200 e spray protettivo Hahnemühle (stampa certificata 1/10)

Misure: 50 × 70 cm

Prezzo: € 350


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

L'opera è interamente frutto della mia creatività e del mio lavoro: dall'ideazione alla realizzazione, ogni fase è stata curata personalmente, fino alla definizione di ogni singolo dettaglio, compresa la realizzazione degli scatti fotografici.


La Fragilità del Tempo

La paura non viene rappresentata in modo esplicito o spettacolare. È una presenza silenziosa, quasi invisibile, che nasce dalla consapevolezza che la nostra esistenza ha un limite. La mano rappresenta l'uomo. È il corpo, la materia, l'individuo nella sua dimensione terrena. La mano è anche ciò con cui l'uomo agisce, costruisce, afferra e cerca di trattenere ciò che ha valore. In questa immagine, però, appare sospesa in una condizione di impotenza: può sostenere il tempo, ma non può dominarlo. Il filo d'oro rappresenta la vita. È prezioso, fragile e sottile. Avvolge la mano come un legame indissolubile con l'esistenza. Il suo colore dorato richiama il valore della vita, mentre la sua fragilità ne ricorda la delicatezza. Il filo rappresenta ciò che ci tiene legati all'esistenza e, allo stesso tempo, ciò che ci lega inevitabilmente al trascorrere del tempo. La clessidra rappresenta il tempo. Una sola clessidra, un unico flusso: la sabbia scende lentamente e inesorabilmente. La mano la sorregge, quasi come se l'uomo avesse il tempo tra le proprie mani, ma non può fermarne il movimento. La sabbia che scorre diventa così il tempo che consuma progressivamente la vita. Possediamo la consapevolezza del tempo, ma non il potere di controllarlo. Carne, filo d'oro, vetro e sabbia diventano così l'anatomia della paura: l'uomo, la vita, la fragilità e il tempo.



30. RENZO BUGGIANI

«BLACK MONO-LITE Vol. 8»


Tecnica: Acrilico, stucco e gesso su tela

Misure: 70 × 50 cm

Prezzo: Non in vendita


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

"BLACK MONO-LITE Vol. 8 rappresenta il capitolo conclusivo di un ciclo di otto opere facenti parte della "Serie BLACK MONO-LITE". La ricerca nasce da un processo istintivo dove il gesto e la materia guidano l'architettura dell'immagine. Attraverso una densa stratificazione di gesso, stucco e un nero profondo e viscerale, emergono squarci di bianco e sottili variazioni cromatografiche di grigio, capaci di generare una palpabile tensione visiva e spaziale. L'intera serie si articola per “volumi”, ispirandosi alla sequenza ritmica delle pellicole cinematografiche: ogni opera vive di vita propria pur rimanendo parte di un racconto corale più ampio. Vol. 8 si erge come sintesi di questo percorso — un'indagine sul contrasto, sulla texture e sul tempo della pittura, dove la superficie della tela diventa traccia indelebile di gesto, memoria e profonda inquietudine.



31. ROSWITA HEIDRICH

«Scars»


Tecnica: Acrylic on canvas (with frame)

Misure: 60 × 80 cm

Prezzo: € 1.200


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Non aver mai paura di mostrare le tue cicatrici — quelle visibili e quelle nascoste sotto la superficie. Ogni cicatrice racconta una storia. Una storia di paure affrontate, ostacoli superati e momenti di vulnerabilità. Ci ricordano che la paura è una parte naturale della vita, ma anche che non ha l'ultima parola. Le cicatrici non sono simboli di debolezza. Sono tracce di coraggio, resilienza e crescita personale. Testimoniano le battaglie che abbiamo combattuto e la forza che abbiamo scoperto lungo il cammino. Sii forte. Sii audace. Sii orgoglioso. Difendi ciò che conta per te.



32. ROSWITA HEIDRICH

«Mixed Emotions»


Tecnica: Acrylic on canvas (with frame)

Misure: 60 × 80 cm

Prezzo: € 1.200


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Ispirata dall'intensità e dai contrasti di New York City, "Mixed Emotions" è nata da un periodo di riflessione seguito al ritorno a casa. Le nuove esperienze portano spesso con sé curiosità ed entusiasmo, ma anche incertezza e vulnerabilità. L'opera esplora la tensione tra attrazione ed esitazione, tra il desiderio di scoprire e l'istinto di aggrapparsi a ciò che ci è familiare. La paura, in questo contesto, non riguarda il pericolo, ma il momento esatto in cui ci rendiamo conto che le nuove esperienze possono cambiare il modo in cui vediamo il mondo — e, forse, noi stessi.



33. VANESSA MANCINI

«Tacitum dolorem»


Tecnica: Inchiostro e pigmenti naturali

Misure: 40 × 50 cm (compreso di cornice)

Prezzo: Non in vendita (collezione privata)


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Dopo la perdita del proprio compagno, l'artista ha trascorso un lungo periodo lontana da tutto, persino da se stessa. Quando è tornata a creare, ha sentito il bisogno di confrontarsi con ciò che era accaduto: la morte, l'assenza e quel vuoto incolmabile che rimane quando una vita viene improvvisamente portata via.

Ne è nata la rappresentazione dell'Oscura Signora, spogliata però dell'immaginario tradizionale. La figura attraversa una foresta spoglia in sella al suo destriero scheletrico, avvolta nel proprio mantello, silenziosa e cauta. Non appare fiera né trionfante: ha paura, ha terribilmente paura. Le lacrime del cavallo non sono semplici lacrime, ma rappresentano la ferita profonda lasciata dal gesto irreversibile della separazione.

In questa visione ribaltata, non è l'essere umano ad avere paura della Morte, ma è la Morte stessa a temere la vita che sta per interrompere. Sa infatti che il proprio gesto non porta soltanto la fine, ma lascia dietro di sé dolore, assenza e memoria, spezzando un legame che non potrà mai essere ricomposto. La morte diventa così una figura capace di esitazione, in preda all'angoscia e al terrore: per la prima volta non è soltanto colei che porta via, ma soprattutto colei che sembra comprendere il peso di ciò che sta spezzando, e ne è terrorizzata.

La foresta fa da sfondo come luogo sospeso di questo passaggio, mentre la cornice, realizzata appositamente per l'opera, ne amplifica la dimensione simbolica configurandosi come una soglia scura e appuntita, una barriera tra ciò che resta e ciò che viene perduto.

Tacitum Dolorem è il racconto di un dolore silenzioso, ma anche della forza della vita che, proprio perché fragile e destinata a finire, diventa infinitamente preziosa. Forse, persino la Morte, davanti alla forza della vita, può arrivare a esitare.



34. ANTONIO NASTRO

«La paura di quello che non conosciamo»


Tecnica: Smalto su tela

Misure: 50 x 70 cm

Prezzo: € 400


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Una sconosciuta e liquida voragine si spalanca al centro della composizione: la figura umana tesa, colta nell'istante esatto del varco, muove i primi passi verso l'ignoto. L'uso dello smalto su tela conferisce alla superficie una lucentezza quasi vischiosa, metallica, rendendo il tunnel non soltanto uno spazio fisico, ma una cavità mentale viva. L'opera indaga la paralisi e l'attrazione primordiale che il non-sapere esercitano sulla mente umana: la soglia del tunnel diventa la metafora di ogni transizione interiore, dove il terrore dell'incertezza si fonde con la vertiginosa necessità di andare oltre.



35. ANTONELLA SPADA

«Abbraccio»


Tecnica: mista su tavola lignea 80x100

Misure: 80 x 100 cm

Prezzo: € 990


Testo Integrale / Concept dell'Opera:

Ispirato alla scultura del Ratto di Polissena nella Loggia dei Lanzi, questo dipinto affonda le sue radici in un atto violento. Nella visione dell’artista, tuttavia, l’opera si trasforma nel riflesso della paura dell'abbandono e nel bisogno profondamente umano di ancorarsi l'uno all'altro per non scomparire. È il racconto di un conflitto che diventa tregua, offrendo riparo alle nostre paure più profonde.



36. MARCO MASSAROTTI

«Ugolino»


Tecnica: olio e acrilico su pannello di legno con inserti di carta

Misure: 99 × 99 cm

Prezzo: € 2.900


Testo Integrale / Concept dell’Opera:

La paura non sempre ha un volto. A volte è una materia che ci avvolge. Il volto di Ugolino emerge — o forse sprofonda — dentro una massa organica, indistinta, che sembra appartenere contemporaneamente al corpo e a ciò che lo circonda. Non è chiaro dove finisca l’uomo e dove inizi la materia: la paura diventa così una condizione fisica, qualcosa che invade, comprime, trasforma.


Il riferimento a Ugolino non vuole ricostruire l’episodio dantesco, ma attraversarne il nucleo più oscuro: la fame, la prigionia, l’attesa, la perdita progressiva di ogni possibilità di controllo. La paura di ciò che sta per accadere, ma anche quella di ciò che siamo capaci di diventare quando ogni limite viene oltrepassato.


La massa che avvolge il volto può essere corpo, carne, memoria, spazio, destino. Non ha una forma definitiva perché la paura stessa è sfuggente: prende la forma di ciò che temiamo.


In questo lavoro l’anatomia della paura non viene cercata nei suoi sintomi, ma nel punto in cui l’identità comincia a confondersi con ciò che la minaccia.



 
 
 

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